Marco Aurelio Di Giorgio
Performer interdisciplinare, formatore e autore

Benvenut* nella mia pagina personale! Per programmare un evento/percorso di formazione, parlare di un progetto performativo o di un ambito di ricerca, potete scrivere all’indirizzo marcoaureliodigiorg@me.com oppure via Instagram a @oc.serafima

(for the English version, click here. Questo sito è ancora in costruzione!)

Attività

Mi occupo di formazione, proponendo percorsi per gruppi aperti oppure per gruppi già formati, in formule di varia durata, intensive e non. Guido nel costruire una pratica radicalmente gioiosa che porti alla presenza a sé stessi e all’altro, all’integrazione mentale, all’efficienza di apprendimento e performativa, aprendo allo sviluppo di una vera agentività individuale. Base imprescindibile di una simile pratica è la sua sostenibilità: non si può avvicinare davvero un lavoro impegnativo con un approccio logorante.
Ho alle spalle un percorso fortemente interdisciplinare di formazione, performance, ricerca ed insegnamento, e studio la scienza più recente al riguardo. Uso le mie conoscenze per crearmi un profilo unico per ogni individuo o gruppo con cui lavoro ed avvicinarne così le esigenze.

Sviluppato da John Britton, Self-With-Others è un approccio psicofisico integrato e versatile che forma un’attitudine efficace e sostenibile all’apprendimento e alla performance in senso lato, intesa come preparazione, esecuzione ed incontro con sé e con l’altro. Sviluppato nel corso di trent’anni di attività e ricerca sul campo e saldamente ancorato agli apporti più recenti delle scienze della mente e del comportamento, un’esperienza di formazione in Self-With-Others è un evento trasformativo che porta cambiamenti notevoli e duraturi anche quando di poche settimane. È stato applicato con successo, oltre al contesto performativo, a contesti educativi, di attivismo, terapeutici e aziendali.

(sezione maggiori informazioni in costruzione. Chi volesse approfondire può trovare paper di ricerca accademici e non e testimonianze sul sito https://ensemblephysicaltheatre.wordpress.com/)

La performance fisica è il mio ambito espressivo personale corrente. Ho una formazione in teatro fisico, compendiata dalla recitazione, da forme di danza e di arti marziali. Ambisco a costruire e contribuire a performance eccellenti sul piano dell’espressività e della precisione tecnica. Credo che la performance nella sua accezione migliore costruisca incontri e comunità.

Nei miei progetti personali cerco temi socialmente rilevanti e dialogo con i professionisti che se ne occupano per indagare vissuti e costruirvi eventi performativi che possano agire da catalizzatori di una vita sociale ricca.
Mi interesso anche di progetti in cui svolgere un ruolo in chiave di attore/performer cinematografico, regia, ripresa video.

Progetti recenti e attuali

(per progetti passati, vedi sezione cronologia attività)

– 29/05/2022 – Incontro di Pugilato, Pala Santoro, Via Vertumno 40, Roma

– 10-11/06/2022 – Il confine della performance: seminario di Self-With-Others, all’interno della Festa di Primavera, atto II: crocevia del performativo (www.collettivohospites.it), Bologna

– 12/06/2022 – Performance con il Collettivo Hospites a chiusura della Festa di Primavera, atto II: crocevia del performativo, Bologna

– Dal 03/07 al 31/07/2022 – Alchemy of the extraordinary: workshop intensivo di devised theatre con performance finale con David Glass e la David Glass Ensemble, Atene

– 10/08/2022 – Ascoltando le stelle: partecipazione in concerto come flautista solista , Venezia

– Dal 04/09 al 09/09/2022 – Il trattamento delle onde: seminario intensivo di danza con performance finale con Claudia Castellucci a Venezia

Ricerca personale

Abilitata dall’Embodied Cognition e arricchita dagli studi di filosofia della mente, storia dell’intelligenza artificiale e filosofia della tecnologia, questa ricerca è volta alla comprensione delle pratiche di utilizzo dei media digitali e dei loro effetti sulla cognizione umana. Per ottenere un profilo quanto più possibile completo indaga nella ricerca specifica fatta dalle neuroscienze dell’apprendimento e dello sviluppo, nella divulgazione di attività sul campo fatta da associazioni di psicologhi e psicoterapeuti, nella divulgazione di economisti sull’attività delle aziende produttrici di dispositivi tecnologici e di indagini giornalistiche, e si avvale di apporti prestigiosi come i lavori di Bernard Stiegler e Shoshana Zuboff. L’obiettivo di questa ricerca non è solo la capacità di sensibilizzazione ed il miglioramento del tenore di vita individuale, ma lo sviluppo di un punto di vista che possa guidare una formazione specifica e prestarsi a progetti tecnologici sostenibili.

Questa ricerca indaga le qualità della mappatura che la mente, attraverso l’esperienza, crea del corpo in azione e a riposo. Questa mappatura è in gioco nella vita quotidiana come nella pratica performativa, e attraverso l’azione ed il gesto può essere richiamata e variata, consapevolmente o meno.
Scissa da ciò che viene definito schema corporeo(la semplice cablatura del sistema nervoso e propriocettivo nel cervello), l’immagine corporea detta ciò di cui un individuo, del proprio corpo, può fare esperienza, ed il modo in cui questo accade, con ampie ricadute sui discorsi di identità, espressione e traumatologia. Partita da semplici constatazioni fatte nel corso della mia formazione performativa, questa ricerca ha poi preso una strada propria: la pratica meditativa, di Qi Gong, di danza e di pugilato è stata affiancata da corsi di psicoterapia ad indirizzo somatico, teoria degli attaccamenti, neuroscienze della memoria e della MindBody Therapy™ ed un corso di Embodied Leadership e Somatic Coaching™ tenuto dallo Strozzi Institute(Richard Strozzi-Heckler). Inoltre, questa ricerca trova un contributo teorico imprescindibile nella filosofia della mente e in apporti di ricerca come quelli di Antonino Pennisi, Bessel Van Der Kolk, Daniel Siegel e l’apparato teorico della pratica della respirazione olotropica(Stanislav Grof).

Comprendere l’individualità umana passa per comprendere la struttura della mente che la costruisce ed esperisce. Fedele ad una linea fisicalista riduzionista ed oltre il funzionalismo computazionale, questa ricerca riguarda la struttura fisica dell’attività mentale e conseguentemente dell’esperienza umana, di cui la nostra vita è costituita. Lo studio della filosofia della mente abilita alla fruizione di ricerche neuroscientifiche di diverso impianto in un momento storico di enorme fioritura. Una menzione speciale va alla ricerca sull’architettura cognitiva e sulla coscienza di Stanislas Dehaene.

Questa ricerca, nata ad una residenza di danza Butoh e Yoga a Stromboli, riguarda l’attività estatica del rito, il suo rapporto con l’attività quotidiana, e le tracce culturali di questa coesistenza. Consigliato da una diplomata in sciamanismo transculturale, dall’attore e regista Mamadou Dioume e dalla consulente, praticante di medicina tradizionale cinese ed astrologa Emily Heather Price ho tentato di rinvenire questa ecologia nell’antichità culturale occidentale, fuori dall’esotismo che la vedrebbe solo celtica, orientale o sudamericana. Tra calendari tradizionali, mitologie pagane, simbologie alchemiche ed astrologiche e studi etnobotanici giunsi alla neuroteologia contemporanea di Michael Winkelmann, raggiungendo una sintesi: considero il rito, di natura estatica o meditativa, come una disciplina di adattamento della mente alle proprie circostanze, da parte di un individuo o di una comunità. Questo equilibrio oggi si presenta in forme diverse, senza educazioni unitarie e diffuse, e spesso senza i suoi tradizionali elementi etici che vorrebbero chi padroneggia le discipline rituali come individuo al servizio della comunità cui appartiene. In modi diversi l’attività artistica si potrebbe vedere come un’autoeducazione all’ecologia rituale, a volte seguendo una sua necessità intuitiva solitaria che presume un grado di rigetto del mondo sociale circostante.

La formazione psicofisica svolta presso DUENDE Ensemble, di impianto politicamente attivo e rigorosamente scientifico, è centrata sull’idea di presenza. L’idea di essere presenti, tuttavia, presume sempre una risposta alla domanda “a cosa?”. La qualità della presenza è allora sempre relazionale ed intenzionale. Apprendendo il gioco tra le proprie cecità cognitive e la propria esperienza(Umwelt, nella concezione di Von Uexkull) si arriva alla necessità della costruzione di un proprio momento presente. Cosa significa nella pratica?
Questa ricerca ha tratto ampia ispirazione dalla filosofia celata nel testo I Quattro Quartetti di T.S. Eliot.

Il percorso di studi magistrale è un impegno fondamentale per la mia ricerca: gli argomenti portanti sono la filosofia della mente e della psicopatologia, le scienze cognitive e le neuroscienze del linguaggio e della comunicazione, la filosofia della tecnologia e l’intelligenza artificiale.

In una terra effettivamente un po’ desolata, le sale dove DJ fanno i loro set spesso smettono di essere uno spazio liberatorio. L’informazione disincarnata fruita via social media e l’abitudine alla socialità mediata(invece che im-mediata) tendono a costruire una dimensione identitaria ed emotiva individuale che disabitua all’incontro non programmato. I DJ cercano di sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda di chi vedono davanti a sé: ma spesso non succede proprio niente. Questo niente può prendere la forma di una sala che a malapena si muove, oppure al contrario una sala piena di persone che si agitano rivolte al DJ. Il minimo comune denominatore è comunque l’assenza di incontro. Cosa vuol dire inserirsi in questo vuoto senza prepotenza? Cosa vuol dire, da performer formato come improvvisatore, cogliere l’opportunità di un dialogo imprevisto? Questa “ricerca” nasce una sera quando, andato con una gran voglia di ballare ad un locale dove era programmato un DJ set che si preannunciava splendido, ho trovato una sala di persone che si muovevano a malapena, lasciando un grande spazio vuoto tra loro ed il musicista-programmatore. Mi colpì che mettersi a ballare avrebbe significato automaticamente rendere quello spazio un palco, e così feci. L’equilibrio dello spazio cambiò e qualcuno si lasciò pure andare(è bella soprattutto la genuinità delle serate poco frequentate, anche se non era quello il caso, perché chi si sente meno ad agio con sé stesso si sente più libero di esprimersi). Proprio come nelle performance tradizionali c’è un piacere molto semplice nel mostrarsi. Una serata è, tuttavia, uno spazio dall’equilibrio molto particolare e dinamico: non c’è, in teoria, nessuna attitudine seriosa da museo o teatro. In teoria!

Questa ricerca personale è, effettivamente, difficile da individuare, ed è però una questione a cui ho dedicato molto tempo. Sono stato cresciuto da una madre attenta alla pratica femminista e circondata da un contesto familiare apertamente patriarcale, e da un padre con lei solidale e di estrazione(in questo senso) molto simile. Mentre cultura e storia si muovono sullo sfondo(o davanti all’inquadratura, come forse è per molti adesso), mi trovo da uomo in una situazione particolare ed interessante. L’esperienza scolastica, l’ovvio avvento predatorio della pornografia. A volte mi capita di sentire i discorsi di adolescenti che si occupano di questa ricerca, la costruzione del genere. Parlano con grande trasporto di che significa e cercano di capire dove si situi l’altro(lei, lui, e tutto ciò che sta fra o oltre questi pronomi). Un momento della vita che io semplicemente non ho vissuto, e che pochi anni dopo mi sembra già diverso da com’era quando è stato il mio tempo. Cosa viene accettato e cosa no? Da chi? Chi ha quali modi di esprimersi? Come tanti, spesso l’esempio adulto è la mancanza di una fiducia emotiva, un misto fra comportamento adolescenziale e autorità priva di sicurezza di sé con le sue eventuali derive violente nei modi o nei fatti. Normalmente quella di chi oggi si avvia verso l’anzianità è una situazione molto complessa – a comprenderla, trovo difficile non provare qualche forma di compassione e capire che chi è giovane oggi non ha particolari meriti in più o in meno. Del resto, spesso la imita e basta. Che si ha da imparare dalla dolcezza? Dalla dignità, dalla debolezza, o dalla forza? E dalla violenza? Basta piacere a qualcuno che ci piace? L’etica ha qualche relazione con l’idea di genere?

Le teorie di alchimie archetipiche che da Jung in poi si espandono e contraggono periodicamente possono offrire ispirazioni, o sono solo l’illusione di figure pure a cui rifarsi nel tempo libero o nel dubbio? E questo è sufficiente? A volte mi chiedo se essere uomini sia sentirsi uomini. Chissà se è solo un gioco a cui è dato di giocare solo per un po’ di tempo. Mi sembra che essere uomini sia, proprio come essere donne o essere un misto dei due o nessuno dei due, qualcosa che si impara a tasselli. Improvvisamente si comprende l’implicito del discorso di un anziano. Si prova ammirazione per qualcuno. Si parla con un proprio familiare in maniera nuova, o sono questi a farlo con noi. Magari si entra a contatto con qualcuno che si è disposti ad ascoltare e ci si fa schifo. L’espressione di un uomo adulto ci rimane impressa indelebilmente nella memoria. Leggiamo un libro e raccogliamo una testimonianza, assistiamo alla morte di una persona, o semplicemente accade qualcosa di inaspettato.

“Cosa scombussola tanto questi uomini? Il dover respingere delle avance senza sapere come si fa? La mancanza di pratica nel ritrovarsi di fronte il desiderio indesiderato di un’altra persona? Il non sapere quanto sia fragile, complicato scegliere nel repertorio dei no uno che sia sufficientemente chiaro, ma non sgarbato o offensivo? Oppure, al contrario, trovarne uno che sia sufficientemente gentile, ma non così ambivalente da poter essere considerato un invito?” (Carolin Emcke, Sì significa sì)
La mia più grande lezione in come accogliere degli ospiti in casa fu quando un caro amico adulto mi invitò, fece un pranzo, mangiammo bene, poi mi lesse alcuni brani dalle Città Invisibili di Calvino, che non conoscevo. Una gestione da maestro. Al senso del tempo tornai solo quando disse: “hai visto che bel pomeriggio che abbiamo passato insieme?”(avete indovinato il suo orientamento sessuale?).

Questo non è un discorso completo e io non sto scrivendo le ovvietà – e le ovvietà vengono dette e stradette dai discorsi femministi intersezionali, e bisogna ascoltarle. Quindi non sto scrivendo qui di dominio, del fatto che è più ricco vivere riconoscendosi sia soggetti che oggetti del desiderio altrui. Del fatto che è più ricco vivere riconoscendo che la consapevolezza e l’espressione dei propri sentimenti non può presumere la svalutazione di quelli dell’altro(normalmente, dell’altra), e nemmeno la conoscenza di quelli dell’altro.

Faccio pugilato da tre anni, sto bene sia rasato che con i miei riccioli e ho un’ottima forma fisica. Bel contrasto da anni fa. Che significa farsi vedere? Schivare il desiderio dell’altr* rimane molto comodo e facile, anche se poco entusiasmante.
A volte mi si fa domande sul dolore. Oppure si implica che il pugilato sia un’attività ottima per sfogare lo stress. Il dolore è una cosa strana: credo sia fortemente contestuale. Nel pugilato, il dolore in genere non fa male. Per quanto riguarda lo stress sono sicuro che sia vero che la forte attivazione del sistema nervoso che si ha combattendo ed il rilassamento di quando si torna in spogliatoio e sotto la doccia sia qualcosa di molto sano – questo saliscendi diventa normale. Nel suo diventare normale smette di scuotere te – il tuo senso di te stesso. È questo quel che si chiede ad un uomo, magari implicitamente? Viene chiesto specificamente ad un uomo?
Una sera fra le Dolomiti siedo in casa di un uomo. I suoi capelli corti cominciano il loro lungo appassire. Parliamo delle nostre esperienze, e per quanto lui sia padre di due ragazzini mentre per me il desiderio sessuale continua ad essere una questione di importanza capitale, sembriamo avere un terreno in comune. La cosa è scioccante. Lui è una guida alpina che mi portava fra le montagne da che avevo pochi anni, e che ci sedessimo a bere una birra da soli non era mai successo.

Cronologia attività
  • Formazione e attività da flautista classico con diploma di conservatorio (oltre cento performance all’attivo, come solista, membro di gruppo di musica da camera, ensemble o orchestra, tra cui concerti per la Biennale Musica e con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, esperienze di alta formazione con musicisti internazionali come Janos Balint, Mario Caroli, Mate Bekavac, Giovanni Guglielmo)
  • educazione musicale di conservatorio (armonia, teoria e solfeggio, canto corale, musica d’insieme, da camera, orchestrale)
  • Formazione di canto lirico (2 anni)
  • Insegnamento di flauto traverso per studenti di liceo musicale o preparazione accesso al conservatorio (3 anni)

  • Laurea in lingua russa e inglese presso la facoltà di lingue, civiltà e scienze del linguaggio di Ca’ Foscari, Venezia
  • Lettura e traduzione di poesia e prosa per conto della Casa delle Parole, di cui membro di consiglio direttivo tra 2016 e 2019
  • 2016: seminari di recitazione teatrale e cinematografica, commedia dell’arte, dizione, danza Butoh. Pratica di base di Hatha Yoga.
  • 2016-2017: lezioni di recitazione cinematografica presso Simama film school a Milano
  • 2017: seminario teatrale con Mamadou Dioume, residenza di Yoga, Danza Butoh e Danza Sensibile con Kea Tonetti e Tivi Tavi.
  • 2017: formazione di performance e teatro fisico con DUENDE Ensemble a Lesvos(Performing at the Edge) e Atene (the DUENDE School of Ensemble Physical Theatre). Diploma presso quest’ultima. Partecipazione allo spettacolo di DUENDE Ensemble Concrete Sphinx and Brilliant Eyes.
  • 2017-2018: percorso di stage con Mamadou Dioume, Sulle Orme del Cantastorie con spettacolo conclusivo. Seminari di Danza Butoh, clowneria, danza contemporanea.
  • 2018: ingresso in DUENDE Ensemble come Artista Associato e formazione presso DUENDE. Partecipazione alla performance di DUENDE Ensemble The Hour of the Mayfly. Formazione con DUENDE presso la DUENDE School of Ensemble Physical Theatre a Kamshet, India. Partecipazione a tappe di percorso di stage di Mamadou Dioume, A spasso nell’immaginario.
  • 2018-2019: pratica di Qi Gong.
  • 2019: Master Course presso il Workcenter of Jerzi Grotowski & Thomas Richards di Pontedera con performance conclusiva. Stage con Mamadou Dioume. Inizio pratica di pugilato e ammissione alla Scuola di Mosca del Nuovo Cinema.
  • Formazione al laboratorio di regia per il cinema e cinematografia di Fred Kelemen, Scuola di Mosca del Nuovo Cinema
  • Partecipazione a progetti studenteschi e lezioni aperte di Self-With-Others(pedagogia DUENDE)

  • Pratica di pugilato a Venezia, Mosca, Roma
  • Corsi presso Embodied Philosophy: Psicoterapia ad indirizzo somatico, Carica e corpo energetico, Teoria degli attaccamenti, Neuroscienze della memoria e della MindBody Therapy™, Embodied Leadership e Somatic Coaching™(Strozzi Institute)
  • Pratiche contemplative
  • Teacher training: seminario di Self-With-Others
  • Collaborazione alla realizzazione della rassegna teatrale Festa di Primavera del Collettivo Hospites
  • Co-curatela della sezione Deviazioni del Festival Danza Urbana 2021 di Bologna
  • Partecipazione alla performance Infiorescenze della Festa di Primavera
  • Glossolalia: Performance individuale in strada con recitazione del testo integrale di La notte poco prima della foresta di Bernard Marie Koltés, con imprevista pantomima esplicativa ai presenti di uomo senza fissa dimora
  • Percorso magistrale in Scienze cognitive della comunicazione e dell’azione
  • Ballad of the End: site-specific performance per Greg Jager e Jordi Pallares con DITO Publishing
  • ripresa di Il Padiglione morto, intervento performativo alla pre-apertura della Biennale d’Arte di Venezia, 20-23/04/2022, con Oksana Devochkina e Alexei Zelenskiy
  • Clubbing as performance
  • Alchemy of the extraordinary: intensivo di un mese e performance con David Glass e la David Glass Ensemble ad Atene, 03-31/07/2022
  • Il trattamento delle onde: intensivo di danza con restituzione finale con Claudia Castellucci, Venezia, 04-09/09/2022